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THE STORY
Correva l’anno 1943 quando un industriale di Pegli (GE), Enrico Piaggio,
che sino ad allora si occupava di aeronautica, decise di concentrare i
suoi ricercatori sullo sviluppo di uno scooter (molto di moda negli USA
in quegli anni).
A causa dei bombardamenti da parte dei nazisti in ritirata e degli
alleati in avanzata, la Piaggio venne trasferita da Pontedera, dove era
rimasto solo un cumulo di macerie, a Biella.
“Ispirandosi” ad uno scooter già esistente, il volugrafo prodotto
dalla Fiat, nacque il Paperino (98 cc).
Questo scooter, che si rivelerà un vero flop, siglato Mp5 (moto
Piaggio), assomiglia veramente molto allo scooter Fiat con l’aggiunta di
un ampio parafango anteriore con sopra il fanale, di un largo scudo e della
sospensione anteriore che il volugrafo non aveva.
Curiosamente l’intero scooter era prodotto dalla Piaggio ad eccezione
del carburatore dell’orto, delle gomme Spiga e dalla candela Marelli.
Grande, invece, fu l’idea di concentrare i comandi sul manubrio (ad
eccezione del freno posteriore azionate dal piede destro) quando i predecessori
avevano ad esempio, il cambio posizionato tra le gambe.
Un’altra particolarità ereditata dal predecessore Fiat era l’accensione
a spinta e la posizione del motore antecedente alla ruota con trasmissione
a catena; le prestazione e le vendite del Paperino delusero Enrico Piaggio
che decise di “scaricare” ad un ingegnere meccanico di nome Corradino D’Ascanio
il progetto…nacque la Vespa!
“Motocicletta a complesso razionale d’organi ed elementi, con telaio
combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”.
Questa è la descrizione della Vespa quando, nell’aprile del ’46,
la Piaggio depositava il suo brevetto. Proprio nel ’46 la Piaggio iniziava
a produrre e vendere le prime Vespe, una vera novità del settore.
Sotto lo stupore e la perplessità dei motociclisti dell’epoca,
la vespa si presentava con motore laterale, scocca portante e quell’inconfondibile
forma che negli anni a seguire sarebbe diventata il soggetto d’innumerevoli
tentativi d’imitazione.
La prima serie di vespe (con sigla MP6) montava un motore monocilindrico
a 2 tempi orizzontale di 98cc, con raffreddamento ad aria forzata e distribuzione
a tre luci. Era alimentata con miscela al 5%, pesava 60 kg a vuoto e viaggiava
ad una presunta velocità di 60 km/h con un consumo di 1litro/50km.
La Vespa 98 cc rimase in produzione fino al 1948 ovvero fino all’arrivo
della prima Vespa 125cc, chiamata “a bacchetta” (come nei modelli precedenti
il cambio era azionato dal movimento di un sistema di bacchette) che darà
inizio al boom Vespa in tutto il mondo e, in particolare, in Italia.
In seguito nacquero la 125 sport, la 125 U (da qui in poi il fanale
passa dal parafango al manubrio), la rarissima 125 “6 giorni” (chiamata
così data la sua partecipazione alla famosa gara) e il mitico “vespone”,
in altre parole la 150 GS (Grand Sport); in particolare la 125 U è
un raro modello, dove “U” significa utilitaria, ovvero il modello “povero”.
Stesse prestazioni, ma meno elegante e di costo inferiore al modello 125
“normale”, non riscosse alcun successo dato che si preferiva spendere di
più pur di possedere un modello “normale” e non fare la figura dei
poveracci.
Un altro modello degno di nota (anzi non posso fare a meno di citarlo)
è il 150 GS; fu
uno dei più grandi successi della Piaggio, entrò in commercio
nel ’54 e oltre d avere 4 marce e la distribuzione a pistone piatto
(precedentemente le vespe presentavano un pistone a deflettore), inoltre
appare il manubrio fusine unica e la sella lunga di serie.
Ah! Quasi dimenticavo i modelli 50cc (come la mia L del ’68, che ghe
vojo tanto ben)! La prima 50cc nacque nel ’63 e le particolarità
di questo modello furono il cilindro inclinato di 95°, frizione sul
primario del cambio invece che direttamente sull’albero motore e la scocca
con i cofani incorporati.
Stile inconfondibile e grande affidabilità che fanno della Vespa
un pezzo di storia italiana.
Ama la Vespa odia il razzismo
Jacopo
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